Il peso culturale di un detto popolare
"La mamma è sempre la mamma" è una di quelle frasi che sentiamo da sempre e che, proprio per la loro familiarità, sembrano innocue. Eppure, come sottolinea la Fondazione Libellula in un'analisi pubblicata su Elle Italia, questa espressione porta con sé un immaginario molto preciso: quello per cui la cura dei figli sia naturalmente una responsabilità femminile, quasi una vocazione innata.
"Non diciamo quasi mai 'il papà è sempre il papà'", evidenzia l'analisi, "e questo ci racconta qualcosa di importante su come la nostra cultura continui a leggere i ruoli genitoriali in modo diverso". Da una parte la madre come figura centrale e insostituibile, dall'altra il padre come presenza di supporto o surrogato.
I numeri della trasformazione in corso
Tuttavia, qualcosa sta cambiando nella società italiana. Secondo i dati INPS elaborati da Save the Children nel 2024, oggi il 64% dei padri lavoratori dipendenti utilizza il congedo di paternità. Negli ultimi dieci anni questo dato è più che triplicato, segnando un'evoluzione importante verso una cultura della cura più condivisa.
Questo cambiamento emerge anche nel mondo dello sport, dove figure come Francesca Lollobrigida rappresentano un nuovo modello di maternità professionale. Come riporta RaiNews, la campionessa è diventata "la prima campionessa mamma nel suo sport", offrendo un esempio e una speranza per tutte le professioniste mamme dello sport.
Il complesso equilibrio delle madri moderne
Nonostante questi segnali di cambiamento, RaiNews evidenzia come "la donna sia ancora al centro del sistema di cura della famiglia". Il complesso lavoro delle mamme si configura sempre più come "un gioco di equilibri da gestire", dove alla donna viene chiesta sia una capacità di autorealizzazione personale che il ruolo più tradizionale di cura.
Questo doppio carico può trasformare la maternità in fonte di sovraccarico, senso di colpa e burnout, quando tutto ricade sulle spalle di una sola persona. La sfida sta nel riconoscere che la cura non è una qualità naturalmente femminile, ma una competenza che si impara.
Verso una genitorialità più equilibrata
"Accudire, organizzare, ascoltare, prendersi responsabilità: nessuno nasce sapendo fare tutto questo", sottolinea l'analisi di Elle. "Si apprende nel tempo, attraverso l'esperienza, gli errori, la pratica quotidiana. Vale per le madri e vale anche per i padri".
Condividere davvero la cura significa anche accettare che chi sta imparando possa farlo in modo diverso: magari con qualche calzino spaiato o una lavatrice sbagliata. Ma è così che si costruisce una genitorialità più equilibrata e una responsabilità più condivisa.
La celebrazione mediatica della festa della mamma, come quella promossa da Mediaset con spot dedicati, dovrebbe dunque evolversi per riconoscere questa nuova complessità dei ruoli genitoriali, celebrando non solo l'amore materno ma anche la condivisione delle responsabilità familiari.




