Una storia di Resistenza che interroga il presente
Nel 25 aprile 2024, mentre l'Italia celebra la Festa della Liberazione, Vogue Italia pubblica una testimonianza toccante e profondamente attuale: la storia di Albino Melanco, diventato partigiano a soli 14 anni durante l'occupazione nazista del bellunese. Un racconto che, attraverso la voce della pronipote, ci interroga sulla nostra capacità di difendere oggi quegli stessi valori di libertà e giustizia.
Da ragazzo fascista a partigiano: la svolta di Albino
Come riporta Vogue Italia, Albino Melanco nacque nel 1929 a Valmorel, cresciuto in una famiglia inizialmente fascista. La svolta arrivò nel 1943, quando venne scoperto da due fascisti mentre disegnava una falce e un martello che aveva visto su un distintivo, senza comprenderne il significato politico. Questo episodio, apparentemente casuale, segnò l'inizio del suo percorso nella Resistenza.
Dal 1943, con il nome di battaglia Colombino, il quattordicenne iniziò a fare da staffetta per la formazione partigiana di Valmorel: avvisava dell'arrivo dei nemici, portava messaggi, distribuiva volantini. Una scelta coraggiosa in una zona che i tedeschi consideravano provincia annessa alla Germania, chiamata Alpenvorland.
Gli anni più duri della guerra
Secondo la ricostruzione pubblicata su Vogue Italia, Albino operò prima nella brigata Tollot e poi nella Fulmine, comandata da Severino Bianchet. Il 1945 fu l'anno più duro: il 10 marzo la strage del Bosco dei Castagni costò la vita a 10 partigiani, seguita il 17 marzo dall'impiccagione di altri quattro partigiani ai lampioni di Piazza Campedel a Belluno, poi rinominata Piazza dei Martiri.
Nonostante la durezza di quegli anni, Albino mantenne sempre una visione complessa della storia, riconoscendo anche gesti di umanità nel nemico, come racconta la pronipote: il fascista che lo risparmiò fingendo di non vedere la pistola, o il graduato tedesco che chiedeva scusa prima di requisire una mucca.
L'eredità di una vita dedicata alla comunità
Dopo la guerra, Albino divenne perito edile e rimase attivo nella politica locale per decenni: consigliere comunale per tre legislature, membro delle commissioni Edilizia e Urbanistica, consigliere in Comunità Montana e responsabile ANPI. Nel 2005 scrisse il libro "Limana, la Resistenza, la sua gente", lasciando una testimonianza lucida e onesta di quegli anni.
Una lezione per le nuove generazioni
Come evidenzia l'articolo di Vogue Italia, la storia di Albino pone una domanda cruciale: "Oggi saremmo capaci della stessa forza, della stessa dedizione agli ideali di libertà e giustizia che hanno avuto questi ragazzini?" Una riflessione che va oltre la retorica, interrogandoci sul nostro impegno civile quotidiano.
Il funerale di Albino a Valmorel, con la piazza piena di anziani partigiani e fazzoletti rossi, rappresenta il passaggio di testimone tra generazioni. La sua eredità più preziosa, secondo la pronipote, è aver creduto "prima di tutto nel proprio territorio e nella sua gente, nel desiderio di pace delle persone comuni".




